40° evento Isbem. Racconti, società, salute
Giuseppe Messe
Per alcune impostazioni sociologiche, la società contemporanea deve essere considerata, ormai, quasi interamente strutturata sulla comunicazione : cioè, la società racconta se stessa. A partire da questa idea, il Prof. Mariano Longo illustrerà l’importanza del “racconto” non solo come testimonianza dell’essere e della società che lo ha generato ma anche come una nuova fra le “nuove” possibili risorse delle scienze sociali. L’uomo intrinsecamente nasce con la volontà di narrare se stesso, di narrare la sua vicenda esistenziale. La questione però non è tanto quella, di cui si sono occupati gli psicologi, secondo cui l’uomo nasce con la volontà di narrare se stesso, raccontando il suo percorso esistenziale. Piuttosto, senza racconto, non esisterebbe società. È a partire da questo assunto che il “racconto” – inteso come una particolare forma di costruzione della realtà – assume un ruolo assai rilevante per comprendere il mondo intorno a noi, il mondo in cui viviamo, con le sue problematiche e i suoi mutamenti. La stessa storia della letteratura mondiale è testimone di questa volontà che potremmo definire necessità. Una necessità che rende la narrazione, in tutte le sue forme, non solo un eccezionale strumento di costruzione sociale ma anche un prodigioso strumento di controllo: “Raccontare storie, e raccontarle bene, implica la possibilità di strutturare, a proprio vantaggio, relazioni di dominio”. La narrazione ha peraltro una dimensione diagnostica e curativa. Il rapporto del sociologo con i racconti è allora simile a quello del medico o dello psicologo: come il medico scorge nel racconto della malattia in prima persona i sintomi di una patologia di un certo tipo, così il sociologo utilizza i racconti per capire qualcosa della società che li ha prodotti.
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